Dall’adulterio alla zoofilia
nel repertorio lirico
di Paco Leonarte
traduzione dallo spagnolo
di Filippo Bruschi
A Eric Bauvineau
y a mi padre y a mi madre
SESSO E OPERA non è un trattato dotto, non è una tesi e non pretende di essere esaustivo. È soltanto un percorso personale attraverso il repertorio operistico. Un percorso tuttavia che rivela fino a che punto il sesso, quel bisogno naturale nella maggior parte degli esseri viventi, piacere ma anche tabù, sia presente nelle grandi opere del repertorio lirico, spesso come condotta vietata ma inevitabile, in modo più o meno esplicito a seconda delle epoche, più o meno diversificato a seconda dei periodi e dei paesi.
Non parlo delle diverse e varie regie a cui il pubblico odierno ha la fortuna, o la sventura, di assistere. Né del comportamento dietro le quinte di cantanti, strumentisti, autori, librettisti o altre professioni legate all’arte lirica. Parlerò solo di libretti e musiche.
SESSO E OPERA vuole essere innanzitutto un invito ad ascoltare – o a riascoltare in modo diverso – i capolavori menzionati.
Non se ne abbia a male il lettore se l’autore non si è preoccupato di distinguere tra opera, opéra-comique, singspiel, zarzuela o operetta, per escludere le une o le altre da questo percorso. Da tempo La vedova allegra o Il flauto magico fanno parte del repertorio dei grandi teatri d’opera, o no?
I
ADULTERIO
1ª Parte
ADULTERIO/INFEDELTÀ
Cosa sarebbe il repertorio operistico senza l’adulterio e l’infedeltà?
Parliamo ovviamente dell’adulterio della donna. Quello dell’uomo era considerato un “peccato veniale” e non dava adito a nessun dramma.
In effetti, nell’opera, la donna adultera o quella ingiustamente accusata di infedeltà, sono spesso personaggi affascinanti con i quali il pubblico può identificarsi. In altre parole, rappresentano una miniera di situazioni patetiche e drammatiche per i librettisti e una cornucopia di stimoli per l’immaginazione musicale dei compositori.
Nell’adulterio esistono sottocategorie, diversi scenari che permettono di intravedere, attraverso le mode operistiche, una certa evoluzione della società: adulterio con o senza morte finale, adulterio autentico o falsa accusa di infedeltà, adulterio dell’uomo o della donna, adulterio di fatto o solo desiderato…
È stato l’Otello di Rossini a lanciare la moda delle “false accuse di infedeltà”? Di sicuro questo tema è diventato uno dei grandi classici dell’opera nella prima metà dell’Ottocento, e a partire dal Pirata (Bellini/Romani) e dal grande successo di Anna Bolena (Donizetti/Romani), compositori e librettisti si sono sbizzarriti sul tema. Ecco, ad esempio, Lucrezia Borgia (Donizetti/Romani), in cui il marito geloso scambia i sentimenti materni della moglie per sentimenti amorosi, o Beatrice di Tenda (Bellini/Romani), o ancora Poliuto (Donizetti/Cammarano) – anche se qui il sentimento cristiano, e c’era da aspettarselo, opera il miracolo –, tutte opere basate su eventi storici, “tratte da fatti reali” come si dice oggi. Senza dimenticare le “false accuse di infedeltà” che possono apparire episodicamente in altre opere, da Lucia di Lammermoor, sempre del tandem Donizetti/Cammarano, a Don Carlo di Verdi/Du Locle e Méry.
In queste opere lo schema vocale e teatrale è sovente lo stesso: soprano drammatico di coloratura per la donna, basso/baritono per il marito geloso, “tenore di grazia” per l’amante appassionato sebbene casto – tranne nel caso di Poliuto, ovviamente, in cui i ruoli sono invertiti e il geloso è il “buono” (il tenore, idealmente, avrà dunque una notevole presenza scenica), essendo l’unico cristiano in mezzo a tanti pagani.
Se nella prima metà dell’Ottocento il movente drammatico sono le accuse infondate di adulterio, a partire dal 1845 le protagoniste iniziano a essere donne “più o meno colpevoli”. Ed è a tale cesura che si fermerà la prima parte di questo capitolo sull’infedeltà all’opera.
L’INCORONAZIONE DI POPPEA
Musica: Claudio Monteverdi
Libretto: Giovanni Francesco Busenello
1642 – Teatro Santi Giovanni e Paolo – Venezia
L’opera aveva appena 50 anni quando Monteverdi – senza dubbio coadiuvato da una bottega di musicisti, come accadeva per i pittori o come avviene ancora oggi per gli chef – ci ha regalato allo stesso tempo un capolavoro assoluto e un “oggetto volante non identificato”: L’incoronazione di Poppea. L’originalità dei personaggi, la loro verità, l’amoralità della trama e della conclusione, sostenute da una delle musiche più splendide mai composte, sono tali che ci spingono ad affermare, senza tema di smentita, che L’incoronazione di Poppea non ha eguali in tutto il repertorio operistico.
Si parla – ovviamente – di sesso. Ma non solo, beninteso. Ci sono anche il potere, la fedeltà (non solo in senso amoroso), la morte, la ricchezza e la povertà, la bellezza e la bruttezza, la fatalità e la lotta per ottenere ciò che si desidera…
Per quanto ci riguarda, tuttavia, l’adulterio è l’asse intorno al quale ruotano personaggi e passioni.
Nerone, che ama Poppea, è stanco della moglie legittima, Ottavia. Questa da parte sua vuole sopprimere la rivale. Ma Poppea, che non è l’ultima arrivata, intrigherà e userà il suo potere di seduzione fino a ottenere da Nerone l’esilio di Ottavia, la morte di Seneca (che consigliava moderazione all’imperatore) e la propria incoronazione come imperatrice – come indicato nel titolo.
Non solo quindi la “distruttrice del focolare” non ha scrupoli, ma riesce pure a spuntarla. Di Ottavia, la legittima moglie, non si può dire che sia una santerella. E non lo sono nemmeno Nerone, né Seneca, né le nutrici, né i soldati, nessuno. Non ci sono buoni o cattivi, ci sono solo esseri umani con tutte le loro qualità e tutti i loro difetti: orgoglio, ira, impazienza, paura, disprezzo, rassegnazione, meschinità, mancanza di volontà, servilismo e altre squisitezze.
Il risultato è un libretto sensazionale e, in virtù di una musica meravigliosa e meravigliosamente teatrale, una delle vette del repertorio, un gioiello musicale e forse una delle più alte espressioni della civiltà occidentale. No, non esagero.
ERCOLE AMANTE
Musica: Francesco Cavalli
Libretto: Francesco Buti
1662 – Palazzo delle Tuileries – Parigi
L’adulterio accompagna i primordi dell’opera. Ercole amante presenta un Ercole sposato (?) che passa tutta l’opera cercando di tradire la moglie, con grande indignazione del loro figlio, al quale l’atteggiamento del padre proprio non va giù.
Splendida opera di Cavalli: gli amori extra-coniugali di Ercole danno vita a ogni sorta di commenti musicali, dalle opinioni piccanti del paggio al soliloquio contraddittorio di Ercole, passando per un lacerante duetto tra madre e figlio, figlio che il padre non vuole più vedere nemmeno in effigie.
Si può immaginare che l’opera, “importata” in Francia dal Cardinal Mazzarino, il quale per l’Ercole aveva fatto venire musicista, librettista, interpreti e tutto l’ambaradan, dovesse servire da monito al giovane e già donnaiolo Luigi XIV. Sono in molti a sostenere che la lezione non sia servita.
LE NOZZE DI FIGARO
Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto: Lorenzo Da Ponte, da Le mariage de Figaro di Pierre Caron de Beaumarchais
1786 – Burgtheater – Vienna
Ecco un altro esempio di opera in cui tutto ruota intorno all’adulterio. Il conte riuscirà a tradire la moglie con la cameriera della contessa, Susanna, la quale è sul punto di sposare Figaro, il “factotum” del conte? Sarà necessario che Susanna vada a letto con il conte perché questi dia il permesso ai suoi due domestici di sposarsi? Sono queste le domande che tutti i personaggi (e il pubblico) non cessano di porsi lungo tutta durata dell’opera.
Certo, il conte non ci riuscirà – o almeno non con Susanna, che non vuole saperne di lui e che ha chiesto aiuto al suo promesso sposo (Figaro) e alla sua padrona (la contessa). Ma forse il conte otterrà ciò che voleva da Barbarina (figlia del suo giardiniere), che gli promette di amarlo “come ama il suo gattino”…
Comunque sia, senza la nozione di adulterio non avremmo nessuna delle due splendide arie in cui la contessa si lamenta del marito donnaiolo; né il duetto in cui il conte, con tanta insistenza e sensualità, chiede a Susanna un appuntamento d’amore; né il primo duetto in cui Susanna rivela i propri sospetti a Figaro; né due delle tre arie di Figaro… E sarebbe un vero peccato se ci fossimo persi anche una sola di queste gemme. Immagino concorderete.
Vedi anche FETICISMO.
ROSMUNDA D’INGHILTERRA
musica: Gaetano Donizetti
libretto: Felice Romani
1834 – Teatro della Pergola – Firenze
Un’altra opera in cui “due donne litigano per un uomo”, schema relativamente comune al genere lirico. In questi casi librettisti e compositori dovevano muoversi con i piedi di piombo per servire da stimolo al desiderio maschile senza però infastidire le spettatrici, fossero esse mogli legittime o donne mantenute. Le une e le altre, infatti, assistevano contemporaneamente allo spettacolo, essendo il teatro d’opera forse l’unico luogo in cui potevano vedersi e spiarsi a vicenda, senza mai stabilire, va da sé, un contatto diretti.
Qui l’infedele è l’uomo, non la donna. Solo che l’uomo che desidera essere infedele non ha alcuno scrupolo e l’intera nozione di “colpa” ricade sulla donna-che-inciterebbe-all’adulterio-l’uomo-sposato. Ossia, quella che nella canzone popolare viene chiamata “l’altra”. Abbiamo già detto che l’adulterio è considerato soprattutto come problema e responsabilità femminili, secondo uno schema tipico delle società patriarcali. È vero, tuttavia, che il ruolo di protagonista spetta di fatto “all’altra”, all’amante che dà il nome all’opera, e non alla moglie. In questo senso ci troviamo già di fronte a un inizio di simpatia e di comprensione verso le “donne cattive”, portatrici di peccato, che popolavano (popolano?) l’immaginario collettivo degli uomini e delle donne “perbene”.
Storicamente Eleonora d’Aquitania era sposata con Enrico II d’Inghilterra. Questi aveva un’amante, Rosamund Clifford, pur continuando a tenere sott’occhio Eleonora, che aveva fama di donna indipendente. Nella realtà storica, Enrico II finisce per imprigionare sua moglie, la quale a sua volta incoraggia i figli avuti in comune a ribellarsi contro il padre. La morte di Rosamund Clifford fa nascere voci di un avvelenamento ordinato dalla rivale Eleonora, voci di cui il partito di Enrico II saprà fare buon uso propagandistico.
Come nelle antiche leggende inglesi, nell’opera di Donizetti-Romani Rosmunda è la donna buona, Eleonora quella cattiva. Tuttavia Donizetti e Romani evitano di condannare troppo severamente quest’ultima, per quanto sia un’avvelenatrice. Questo perché, come dicevamo, tra le spettatrici c’erano anche le donne legittime, le mogli.
L’azione nasce dunque dal seguente dilemma: Rosmunda deve andare a letto con un re sposato, ma che lei ama? O deve invece rinunciare al suo amore illegittimo, sposare un altro e andarsene per sempre? I dubbi, le pressioni e i commenti di ciascun personaggio fanno avanzare l’opera fino al suo tragico finale: quando Rosmunda ha già deciso di “essere buona” e rispettare il matrimonio altrui, di abbandonare per sempre l’Inghilterra – in conformità dunque alla morale. Sopraggiunge a questo punto Eleonora che, pazza di gelosia, e non sapendo della scelta di Rosmunda, l’avvelena.
Quando apprende la verità, Elenora si mostrerà molto pentita (naturalmente). Troppo tardi: Rosmunda muore, da tutti compianta.
Non poteva mancare in questa opera un duetto tra donne rivali, un classico dell’epoca, già presente in Norma (Bellini/Romani), Anna Bolena (Donizetti/Romani), e in tante altre opere – duetto peraltro di notevole qualità, come invero quasi tutti i pezzi di quest’opera, che meriterebbe di figurare tra le grandi creazioni donizettiane.
Come curiosità, notiamo che l’aria “Perché non ho del vento” che per tutto l’Ottocento sostituì il “Regnava nel silenzio” della Lucia di Lammermoor, fa originariamente parte della Rosmunda d’Inghilterra.
LA BATTAGLIA DI LEGNANO
musica: Giuseppe Verdi
libretto: Salvatore Cammarano, da La bataille de Toulouse di Joseph Méry
1849 – Teatro Argentina – Roma
Ebbene sì, benché il soprano sia sposato con il baritono, è innamorato del tenore. Ecco servito un triangolo amore-amicizia-matrimonio che sarà tra i più fecondi di tutto l’Ottocento. Se ci aggiungiamo che il sentimento patriottico s’erge al di sopra di qualsiasi altro valore e considerazione, e spruzziamo il tutto di dettagli storici e vicende assai inverosimili, avremo tutti gli ingredienti della “successfullissima” Battaglia di Legnano.
L’adulterio non avrà luogo, ma soltanto per un soffio. Ecco perché ci troviamo in un momento cerniera della storia dell’adulterio nell’opera: contrariamente alle opere donizettiane e belliniane di Romani (Anna Bolena, Beatrice di Tenda, ecc.), la donna, non colpevole nei fatti, lo è nel pensiero.
Bisogna ammettere che Verdi tratta la questione con una certa magniloquenza e che tutto suona un po’ falso alle nostre orecchie del XXI secolo. Ci sono tuttavia passaggi molto riusciti, come quello in cui il soprano dedica al ricordo dell’amante scomparso, “Quante volte come un dono”.
Immagine:
Il conte scopre Cherubino – Le Nozze di Figaro, I, 9 (scuola francese).