EZRA POUND, HUGH SELWYN MAUBERLEY, POESIE I-V






Ezra Pound è l’occhio del ciclone poetico del Novecento. Lo è in due sensi: è colui che ha vegliato analiticamente al ciclone ed è colui che l’ha espresso e provocato in versi, restando fermo in sé, per una coerenza che il secolo stima follia e testimonia invece di un’aurea mediocritas. Poiché è un sogno classico quello che fa capolino dalle rovine morali e fisiche inscenate nei Cantos: la ricostruzione del tempio olimpico, capitolino. Ne abbiamo fatto marmo per costruire chiese, fino al nuovo evo, in cui delle chiese abbiamo fatto marmo. Nostra è la società che adora il biancore del marmo, puro biancore e puro marmo. Pura astrazione di chi da molto ha perduto il tempio.
Chi non vuole vedere il tempio oltre il marmo evita Pound. Ad esempio è Pound, in The Spirit of Romance, che per primo definì il pellegrino Dante come l’“Everyman”1 e il Singleton, che tutti citano parlando dell’“Everyman”, non lo cita.2 Chi non vede oltre il marmo parla del plurilinguismo di Pound come di una prova psichiatrica, rimpallando la vulgata promossa dai suoi connazionali, che lo chiusero in una tenda nel campo militare di Pisa, con puntato un faro per più notti, così da minarne le sinapsi e poter dire: è un gran poeta ed è un pazzo, leggetene i versi e non prendetelo sul serio. Confermando il ruolo infine conservatore, placatore, per lo stesso popolo di cui dovrebbe essere vate, dello stereotipo romantico del poeta ispirato.

Leggiamo dunque Pound. Rileggiamo il Canto XLV (With Usura), dove il senso della nostra storia è compendiato in tre versi: “They have brought whores for Eleusis | Corpses are set to banquet | at behest of usura”;3 rileggiamo il Canto LXXXI, dove apprendiamo che “What thou lovest well remains, | the rest is dross | What thou lov’st well shall not be reft from thee | What thou lov’st well is thy true heritage”.4 Leggiamo le poesie da Hugh Selwyn Mauberley – raccolta del 1920, anticipatrice, per brio e rugosità, dei Cantos – tradotte da Francesco Zevio (e già parzialmente pubblicate per il movimento Cultura in Atto, che da anni si sforza di strappare la figura di Ezra a letture parziali e faziose e a facili estremismi).5 La riuscitissima traduzione d’arte di Zevio affronta di petto il gioco rimico e attualizza, con spirito poundiano, svariati riferimenti: ci offre così alcune prove di sprezzatura e di celia, di passione e di lotta, proprie a ogni poeta ilare e all’erta di fronte al secolo della resa.

Pubblicheremo la traduzione della prima sezione di Hugh Selwyn Mauberley in due parti (SECONDA PARTE). Segue il testo originale.

Federico Pietrobelli









E. P. ODE POUR L’ELECTION DE SON SEPULCHRE


Per tre anni, stonando col suo tempo,
lottò per far risorger l’arte morta
della poesia ‒ per mantenere “il sublime”
nel vecchio senso. Fuori pista in partenza…

no, in difficoltà: ma essendo lui nato
nella barbarie, nel secolo sbagliato,
si ostinò a spremer gigli dalle ghiande,
Capaneo ‒ lui trota per esche false.

ἴδμεν γάρ τοι πάνθ’, όσ’ ένι Τροίη
captato nell’orecchio senza affanno,
evitando gli scogli per un soffio,
il mare lo trattenne, per quell’anno.

Sua vera Penelope fu Flaubert ‒
pescò su isole ostinate
osservò la grazia, la chioma di Circe,
piuttosto che mode cotte e mangiate.

Non tocco dalla “marcia degli eventi”
nell’anno trentiesme della sua età
trapassò dalla memoria dei viventi ‒
il caso non presenta
                                          alcuna novità.

II

L’età richiedeva un’istantanea
della sua smorfia epilettica
qualcosa per la scena contemporanea
no, certo non una grazia attica…

no, certo no… l’oscura fantasia
dello sguardo interiore ‒
meglio ego spacciato per poesia
che i classici in versione!

L’età richiedeva uno stampo in gesso
prodotto così, da sera a mattina,
un cinema in prosa, non alabastro
o la scultura della rima.

III

Vesti in sintetico di Uniqlo
soppiantano la mussola di Coo,
l’autotune fa un baffo
al barbito di Saffo.

A Dioniso segue Cristo
satiri e idromele
lasciano il posto a mortificazioni ‒
Calibano scaccia Ariele.

Tutto scorre, πάντα ῥεῖ
diceva il saggio Eraclito…
ma sarà una pacchianata da do’ schei
il nostro solo lascito.

Anche la bellezza cristiana
difetta, dopo Samotracia ‒
vediamo τὸ καλόν decretato
in base a indici di mercato.

Non per noi la carne del fauno
né del santo la visione.
Abbiamo i media per eucarestia
diritto di voto per circoncisione.

Tutti sono eguali, davanti alla legge.
Liberi da Pisistrato, possiamo eleggere
per governarci a capo dello Stato
tra un eunuco o un coperto e allineato.6

Oh splendente Apollo
τίν’ άνδρα, τίν’ ἥρωα, τίνα θεὸν,
su quale uomo, dio o eroe,
un diadema di latta poserò?

IV


E questi combatterono in ogni caso
e alcuni ci credevano,
pro domo, in ogni caso…

alcuni pronti alle armi
alcuni per sete d’avventura
alcuni per paura di codardia
alcuni temendo la censura
alcuni per amor di strage, immaginata e basta
imparando poi…
altri per paura, imparando l’amor di strage

Morirono alcuni, pro patria,
              non “dulce”, non “et decor”…
marciando gli occhi immersi nell’inferno
illusi da menzogne di vecchi, poi disillusi
tornati a casa, a una menzogna
a casa a molti inganni
a casa a vecchie menzogne e nuova infamia
usura vecchia d’anni, forte d’anni
e bugiardi nelle cariche pubbliche.

Audacia come mai, spreco come mai.
Sangue giovane
guance graziose, bei corpi

fortezza come mai

franchezza come mai
disillusione come mai raccontata nei giorni andati
deliri, confessioni di trincea e compagni
massacrati ‒ risate
isteriche da corpi sventrati.

V

Ne morirono a miriadi
e dei migliori, tra di loro,
per una vecchia troia incancrenita7
per una civiltà in putrefazione.

Incanto dalle labbra sorridenti ‒
occhi vivaci andati sotto terra…
per due badilate di statue in pezzi
per un migliaio di libri di merda.







Hugh Selwyn Mauberley, I-V
Ezra Pound
19208

E. P. ODE POUR L’ÉLECTION DE SON SÉPULCHRE

For three years, out of key with his time,
He strove to resuscitate the dead art
Of poetry; to maintain “the sublime”
In the old sense. Wrong from the start –

No, hardly, but, seeing he had been born
In a half savage country, out of date;
Bent resolutely on wringing lilies from the acorn;
Capaneus; trout for factitious bait:

Ἴδμεν γάρ τοι πάνθ’, ὅσ ‘ένι Τροίη
Caught in the unstopped ear;
Giving the rocks small lee-way
The chopped seas held him, therefore, that year.

His true Penelope was Flaubert,
He fished by obstinate isles;
Observed the elegance of Circe’s hair
Rather than the mottoes on sun-dials.

Unaffected by “the march of events”,
He passed from men’s memory in l’an trentiesme
De son eage; the case presents
No adjunct to the Muses’ diadem.


II

The age demanded an image
Of its accelerated grimace,
Something for the modern stage,
Not, at any rate, an Attic grace;

Not, not certainly, the obscure reveries
Of the inward gaze;
Better mendacities
Than the classics in paraphrase!

The “age demanded” chiefly a mould in plaster,
Made with no loss of time,
A prose kinema, not, not assuredly, alabaster
Or the “sculpture” of rhyme.


III

The tea-rose, tea-gown, etc.
Supplants the mousseline of Cos,
The pianola “replaces”
Sappho’s barbitos.

Christ follows Dionysus,
Phallic and ambrosial
Made way for macerations;
Caliban casts out Ariel.

All things are a flowing,
Sage Heracleitus says;
But a tawdry cheapness
Shall reign throughout our days.

Even the Christian beauty
Defects after Samothrace;
We see τὸ καλόν
Decreed in the market place.

Faun’s flesh is not to us,
Nor the saint’s vision.
We have the press for wafer;
Franchise for circumcision.

All men, in law, are equals.
Free of Peisistratus,
We choose a knave or an eunuch
To rule over us.

O bright Apollo, 
τίν’ άνδρα, τίν’ ἥρωα, τίνα θεὸν,
What god, man, or hero
Shall I place a tin wreath upon?


IV

These fought, in any case,
and some believing, pro domo, in any case…
Some quick to arm,
some for adventure,
some from fear of weakness,
some from fear of censure,
some for love of slaughter, in imagination,
learning later…

some in fear, learning love of slaughter;
Died some pro patria, non “dulce” non “et decor”… 

walked eye-deep in hell
believing in old men’s lies, then unbelieving
came home, home to a lie,
home to many deceits,
home to old lies and new infamy;

usury age-old and age-thick
and liars in public places.

Daring as never before, wastage as never before.
Young blood and high blood,
Fair cheeks, and fine bodies;

fortitude as never before

frankness as never before,
disillusions as never told in the old days,
hysterias, trench confessions,
laughter out of dead bellies.


V

There died a myriad,
And of the best, among them,
For an old bitch gone in the teeth,
For a botched civilization.

Charm, smiling at the good mouth,
Quick eyes gone under earth’s lid,
For two gross of broken statues,
For a few thousand battered books.







SECONDA PARTE





Note all’introduzione e alla traduzione:

  1. “Dante or Dante’s intelligence may come to mean ‘Everyman’ or ‘Mankind’, whereat his journey becomes a symbol of mankind’s struggle upward out of ignorance into the clear light of philosophy”, E. Pound, The Spirit of Romance, J.M. Dent & Sons, Londra 1910, p. 116. ↩︎
  2. C. Singleton, Dante Studies, I, Harvard University Press, Cambridge 1954, pp. 9-10. ↩︎
  3. “Hanno portato puttane ad Eleusi | Cadaveri sono serviti a banchetto | Su ordine di Usura”. ↩︎
  4. “Ciò che hai amato rimane | il resto è scorie | Ciò che hai amato non ti sarà levato | Ciò che hai amato è la tua reale eredità”. ↩︎
  5. Vd. Francesco Zevio, To be men not destroyers – uomini siate, non distruttori, sul sito di Cultura in Atto. ↩︎
  6. coperto e allineato: espressione impiegata per indicare gente allineata ai mafiosi. ↩︎
  7. vecchia troia incancrenita: pare che Pound si riferisse alla regina d’Inghilterra. ↩︎
  8. Ezra Pound, Hugh Selwyn Mauberley, The Ovid Press, London 1920. ↩︎