COMMENTI STATICI – 5


L’Évangile est la dernière et merveilleuse expression du génie grec, comme l’Iliade en est la première.

Il Vangelo è l’ultima e meravigliosa espressione del genio greco, come l’Iliade ne è la prima.

Simone Weil
L’Iliade ou le poème de la force



L’aureo filone della tradizione occidentale, che l’Obliquo tutela e le Muse nutrono, ha traversato gli ultimi secoli di questa sismica geologia che è il pensiero europeo, inviso alle opinioni esteriori e alle correnti filosofiche. Contrapporre Cristiani e Greci è segno di non aver compreso né gli uni né gli altri, di aver inteso per essi dei figuranti dalle maschere caprine. Pitagora, Platone, Plotino, Boezio, Dante, Eckhart, sono i grani di un unico rosario che la Vergine delle Selve e la Madre del Logos tengono in una sola mano.

Le maschere cambiano, il volto no. Nella frase della Weil un pensante d’Occidente deve cogliere l’arco occulto della sua culla mitologica: in questo senso, è Omero il nostro Antico Testamento. Non è un caso che, al contrario della scellerata piazza Romana e delle reprobe sette Nordiche, le Chiese d’Oriente, figlie di Alessandria e di Bisanzio, abbiano serbato più a lungo costumi e riti degni di ciò che è religione: è la bellezza del rito, e solo essa, che lega una comunità. Ma la stessa bellezza del rito non è che l’emanazione della perfezione dei suoi Ministri, della loro teoria ovvero sovrannaturale contemplazione.

Ed ecco la nota aurea, minuta frase del Fedro, che ancora udiamo rifiatando come il respiro stesso del vero: ogni anima è immortale. Ogni anima, e non di questo o quel sangue, è immortale, ovvero è eterna, contemporanea al divino, alle sue Idee, al suo canto creatore e alla sua danza reggitrice del cosmo, e in se stessa, anteriore a ogni differenza, dunque alla stessa divinità e mondanità, e anteriore a qualsiasi espressione, dunque inappropriabile. Questo è l’insegnamento che abita le sommità della riflessione occidentale: Platone ed Eckhart si echeggiano da cime davvero distanti, ma tanto alte da non avere nessun impedimento, nemmeno l’aria, alla comunicazione e alla comunione. Questo è il motto inciso sulla chiave di volta dell’arco filosofico europeo, che sempre riedifica, fosse anche per un istante, chi riconosce l’irriducibilità del Logos alla parola e dell’Intelletto alla ragione, la cogenerazione dell’immagine – del Figlio – in chi comunica, e il fatto che la Vita è Principio.

La tua anima è eterna. Per il resto, rispetta ciò che ti è stato tramandato: rito, lingua, paesaggio. Se nulla ti è stato tramandato, rammemora e attendi. In realtà, tutto è tuo, ma tu sei del Logos, e il Logos è dell’Amore.

 


Federico Pietrobelli